La sostenibilità ambientale
Le politiche in fatto di mobilità hanno conseguenze diverse per gli uomini e per le donne, eppure la variabile del genere raramente è considerata quando si progetta una misura pubblica. In questo caso però la sostenibilità ambientale e sociale vanno nella stessa direzione.
di Elisabetta Cibinel, Percorsi di secondo welfare
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo accostamento delle tematiche ambientali e di quelle sociali. Questo è avvenuto nel campo della politica – specialmente a livello europeo e internazionale – ma anche nella letteratura scientifica, che sempre più spesso si interroga sulle conseguenze sociali degli effetti del cambiamento climatico. Il paradigma che collega la sostenibilità ambientale a quella sociale si è dunque diffuso a livello di misure pubbliche ma anche nel mondo privato, per esempio grazie ad approcci aziendali ESG e con l’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite da parte di imprese ed enti filantropici.
Ma cosa significa, in concreto, che la sostenibilità ambientale incide su quella sociale e viceversa? Il processo di transizione ecologica verso stili di vita e di lavoro più sostenibili può davvero essere giusto per tutti e per tutte? In che modo la variabile del genere interagisce con il cambiamento climatico e con le misure predisposte per limitarne le conseguenze?
L’illusione delle politiche “neutre”
Nel nostro Paese e, più in generale, nei Paesi occidentali i percorsi di vita di uomini e donne sono ancora molto diversi tra loro, nonostante i profondi cambiamenti culturali avvenuti a partire dagli anni Settanta. L’appartenenza a un genere piuttosto che a un altro determina diverse opportunità formative e lavorative (in termini di scelta di carriera ma anche di retribuzione, come abbiamo raccontato su Secondo Welfare), diverse aspettative sociali in vari ambiti (tra cui la cura della casa e delle persone che ci abitano), possibilità differenti quando si sceglie come vivere la propria genitorialità in rapporto al mondo del lavoro.
Le vite degli uomini e delle donne sono dunque molto distanti sia che parliamo di grandi scelte sia che parliamo di ritmi e spostamenti quotidiani. Per questo motivo ormai da decenni studiosi e studiose sottolineano l’importanza di progettare misure e interventi in un’ottica di genere, evidenziando come non possano esistere politiche “neutre” rispetto al genere. Se una politica non tiene conto degli effetti previsti anche applicando la lente del genere non è neutrale, è “cieca” rispetto al genere.
La ricerca accademica sottolinea come sia importante adottare una valutazione di genere per tutte le misure, non solo per le politiche sociali. Per questo è importante che gli Stati e le organizzazioni che a vario titolo promuovono iniziative di sostenibilità ambientale si interroghino sempre anche sulle conseguenze che le diverse misure potranno avere sugli uomini e sulle donne.
La sfida della mobilità
Spazzare la neve è sessista? Comincia con questa domanda il libro “Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano”, un’inchiesta giornalistica condotta da Caroline Criado Perez. La giornalista e attivista accompagna il pubblico in una ricostruzione puntuale dei numerosissimi ambiti in cui le donne sono considerate “invisibili”, non sono coinvolte nella raccolta dei dati e nei processi decisionali, sono ignorate nella progettazione di servizi e interventi.
La riflessione di Criado Perez parte dalla mobilità, un tema particolarmente rilevante quando parliamo di sostenibilità ambientale. Nel primo capitolo si racconta della cittadina svedese di Karlskoga, in cui a un certo punto nel 2011 tutti i provvedimenti sono stati esaminati e modificati alla luce della parità di genere. Nonostante le resistenze dei funzionari anche il piano neve è stato analizzato, con risultati interessanti: venivano sgomberate prima le strade più trafficate, con effetti molto diversi sugli spostamenti quotidiani di donne e uomini. E questo perché, come racconta Criado Perez, “uomini e donne hanno modalità di spostamento diverse”. Le differenze si manifestano innanzitutto nei mezzi di trasporto: statisticamente le donne usano il trasporto pubblico locale molto più degli uomini. Anche le traiettorie di spostamento sono molto diverse: gli uomini sono prevalentemente impegnati nel lavoro retribuito, pertanto i loro spostamenti avvengono due volte al giorno, tendenzialmente al mattino e in orario preserale, con viaggi che partono da zone residenziali o periferiche e raggiungono il centro cittadino o i poli industriali e commerciali.
Le donne, invece, statisticamente sono più impegnate nel lavoro domestico e di cura: in una giornata media una donna lavoratrice non si sposterà solo per andare in ufficio, ma anche per accompagnare il figlio a scuola, andare a trovare un genitore anziano, portare in tintoria gli abiti del compagno, fare la spesa, comprare vestiti nuovi per la figlia diventata più alta. Nella vita quotidiana di una donna gli spostamenti – peraltro su mezzi pubblici – si moltiplicano e sono spesso caratterizzati dal cosiddetto trip-chaining (più tappe concatenate, magari di diversa natura, in vari punti della periferia e del centro cittadino). Questa dinamica si combina con altre variabili socio-economiche: statisticamente le donne che appartengono a fasce di popolazione meno abbienti si appoggiano ancora di più al trasporto pubblico locale. Inoltre, è più probabile che svolgano in prima persona il lavoro domestico e di cura senza affidarlo a supporti professionali a pagamento.
Alla luce di queste considerazioni emerge una convergenza tra sostenibilità ambientale e sociale nel campo della mobilità: rafforzare e migliorare il trasporto pubblico locale e promuovere iniziative urbanistiche come la città da 15 minuti incidono positivamente sull’impatto ambientale delle nostre città. Al tempo stesso queste misure hanno effetti positivi concreti in particolare sulla vita quotidiana delle donne e, più in generale, di gruppi più esposti a discriminazioni e disuguaglianze.
Progettare con le donne e per le donne
La progettazione delle infrastrutture urbane e della mobilità deve avere sempre più un orizzonte di sostenibilità ambientale. Al tempo stesso deve ovviamente tenere conto delle esigenze concrete della cittadinanza. In questo senso è utile che la prospettiva di genere venga sempre più adottata quando si analizza un determinato problema e quando si propongono soluzioni per porvi rimedio.
L’esempio della mobilità è istruttivo. Le donne sono le principali utenti dei trasporti pubblici, pertanto è necessario che questi siano progettati anche ascoltando le loro esigenze. Una cosa che raramente avviene: i mezzi pubblici delle nostre città sono spesso pensati per privilegiare le esigenze lavorative, sia dal punto di vista degli orari che da quello dei percorsi, proprio come avveniva con il piano neve di Karlskoga.
Infrastrutture ciclabili e servizi di mobilità pubblici possono migliorare le condizioni ambientali delle città e delle zone metropolitane. Le esigenze di uomini e donne in fatto di mobilità sono diverse ma hanno lo stesso valore. Per questo le donne possono e devono essere coinvolte nella raccolta dei dati e nello svolgimento dei processi partecipativi, come raccontato recentemente dalla ricercatrice Giulia Greppi.
E dunque privilegiare il trasporto pubblico locale, anche a scapito dei mezzi privati, non è solo una questione di mobilità sostenibile, ma anche una questione di inclusione e contrasto alle disuguaglianze di genere, razziali e sociali.
Il contributo di Fondazione Lottomatica al dibattito
Le riflessioni sulla sostenibilità, anche alla luce di quanto sopra riportato, sono cruciali per affrontare adeguatamente le sfide sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. Per contribuire a tale dibattito, Fondazione Lottomatica ha avviato un lavoro di riflessione che vede coinvolto Percorsi di secondo welfare, Laboratorio dell’Università degli Studi di Milano che da oltre un decennio studia e racconta tali dinamiche, prestando particolare attenzione a quelle che riguardano le politiche sociali. L’obiettivo è aiutare a comprendere come lo sviluppo sostenibile possa permeare, e in parte già permei, diversi settori della nostra società e veda impegnati numerosi attori pubblici, privati e non profit. In questo senso sono stati già pubblicati i seguenti articoli:
- Sostenibilità ambientale, inclusione sociale, diritti: responsabilità sempre più condivise
- Impresa sostenibile e filantropia strategica
Nei prossimi mesi ne seguiranno altri che riguarderanno, ad esempio, lo sport, la filantropia, le politiche di genere, ma anche il welfare aziendale e gli approcci di diversity & inclusion.