Fondazioni corporate, sostenibilità sociale e giovani
Pubblichiamo di seguito l’introduzione del report dal titolo “Fondazioni corporate, sostenibilità sociale e giovani”, curato da Franca Maino, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano e Martino Bozzi, dottorando in Studi Politici presso il Network for the Advancement of Social and Political Studies (NASP) dell’Università degli Studi di Milano. In allegato, a fondo pagina, la versione integrale e scaricabile del rapporto.
L’esperienza della pandemia ha ridato vigore al dibattito sulle sfide che incombono sui sistemi naturali ed eco-sociali e sull’impatto di lungo periodo delle transizioni demografica, climatica e digitale in corso, oltre che sulle misure urgenti da intraprendere e sul futuro che i Paesi vogliono contribuire a costruire. Al centro di questo dibattito sta il concetto di sviluppo sostenibile, definito dall’Onu come sviluppo in grado di assicurare “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.
La sostenibilità si articola in tre principali dimensioni: ambientale, economica, sociale. E in tutti questi tre ambiti oggi si manifestano vulnerabilità sempre più intense. Il termine “sviluppo” è stato criticato come un concetto eccessivamente neutrale e vago sia sul piano dei contenuti, sia degli obiettivi da raggiungere.
Per questo il dibattito europeo tende oggi a parlare di “transizione” verso un nuovo modello di società che sia insieme sostenibile, prospera e inclusiva. La dimensione sociale della transizione ha assunto crescente importanza nel dibattito, considerata da molti autori come il fondamento delle dimensioni economica e ambientale: senza coesione e stabilità sociale sarebbe impossibile adottare le misure necessarie a generare crescita e sviluppo e a gestire i cambiamenti climatici. Anche se non è ancora disponibile una definizione universalmente condivisa del concetto di sostenibilità sociale, in letteratura si fa riferimento a tre macro-ambiti: il benessere psico-fisico (salute, nutrizione, condizioni abitative e così via); la qualità della vita (sicurezza sociale, inclusione, equità distributiva, accesso ai servizi e alle opportunità); e infine la governance.
La presenza di quest’ultimo macro-ambito segnala che la sostenibilità sociale comprende anche aspetti procedurali, relativi agli strumenti necessari per realizzare gli obiettivi. Fra gli aspetti procedurali troviamo le strategie di informazione, la comunicazione con gli stakeholder, la promozione della partecipazione ai processi decisionali, la sensibilizzazione pubblica e l’educazione, i sistemi di monitoraggio e di gestione. Inoltre, la governance rimanda al ruolo degli attori coinvolti nei processi e ai rapporti che tra loro si possono sviluppare.
È in questa cornice che merita interrogarsi su come il mondo della filantropia e in particolare delle fondazioni di impresa italiane abbiano sviluppato una crescente attenzione al tema della sostenibilità sociale. A questo scopo quello seguente è un Rapporto documentale che mira a fornire un quadro aggiornato sul tema e che si articola in tre capitoli: il primo dedicato a inquadrare le fondazioni corporate italiane nel panorama europeo; il secondo ad approfondire il modo in cui le fondazioni di impresa hanno sviluppato nell’ultimo decennio una crescente attenzione al tema della sostenibilità (in particolare quella sociale) nel quadro dell›Agenda 2030 e di raccomandazioni e direttive promosse dall’Unione Europea; il terzo ad analizzare se e come le fondazioni di impresa italiane hanno in modo specifico declinato il tema della sostenibilità sociale mettendo al centro delle loro iniziative i giovani e le giovani.
Per visualizzare integralmente il report, cliccare il link qui di seguito: