Skip to content
Nessun pilastro associato

Comunità energetiche, una grande opportunità da cogliere

Comunità energetiche, una grande opportunità da cogliere

Le Comunità Energetiche Rinnovabili possono contribuire a combattere sia il cambiamento climatico sia la povertà energetica. Nei territori c’è movimento e il PNRR ha stanziato i fondi. .

di Paolo Riva, Percorsi di secondo welfare

Da un lato, la necessità di energia pulita per tagliare le emissioni e combattere la crisi climatica, che si fa sempre più sentire. Dall’altro, i costi delle bollette che sono volati alle stelle e la povertà energetica che, di conseguenza, è cresciuta. Nel mezzo, tra le tante soluzioni che è ormai necessario mettere in campo con urgenza, ci sono le CER.

L’acronimo sta per Comunità Energetiche Rinnovabili.

Una CER, a grandi linee, può essere definita come l’insieme di soggetti che condividono l’energia autoprodotta da fonti rinnovabili: persone fisiche, Pmi, enti locali ma anche di ricerca, del terzo settore e religiosi”, ha scritto Daniela Pappadà su lavoce.info. Sono soggetti, ha proseguito Pappadà, “che in questo modo realizzano uno strumento di efficientamento (e conseguente risparmio) energetico, di lotta al cambiamento climatico e alla povertà energetica”.

Benefici per le comunità

Nella pratica, gli impianti locali permettono di generare e condividere energia tra i membri della CER, risparmiando attraverso processi di autoconsumo di quanto viene prodotto. Qualora la produzione sia superiore al consumo, l’energia eccedente può essere immessa nella rete elettrica, che la paga, oppure può essere immagazzinata in sistemi di accumulo per essere usata quando le fonti rinnovabili non sono utilizzabili o ci sono picchi di domanda che superano la capacità produttiva dell’impianto. Inoltre, le CER possono richiedere incentivi al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per i consumi che avvengono nella stessa fascia oraria di produzione (110 euro per ogni MegaWatt/ora che viene prodotto e consumato nello stesso arco orario). Chi fa parte di una CER, continua dunque a pagare la bolletta al proprio fornitore ma, per le ragioni sopra accennate, i prezzi sono molto inferiori rispetto a quelli di mercato.

L’obiettivo di una CER, come ha ben spiegato Ilaria Sesana in un reportage per il progetto A Brave New Europe, “non è fare profitti, quanto piuttosto fornire benefici ambientali, economici o sociali alla comunità e a coloro che ne fanno parte”.

Secondo uno studio pubblicato dalla società di consulenza Elemens e da Legambiente, le Comunità energetiche potranno contribuire alla transizione energetica con circa 17 Gigawatt di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030, pari a circa il 30% dell’obiettivo climatico fissato dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (il documento dovrà essere rivisto entro la fine dell’anno).

Insomma, da sole non bastano sicuramente, ma le CER possono essere un pezzo importante nel complicato puzzle della decarbonizzazione della nostra economia. E poi, come detto, quelli ambientali non sono gli unici benefici delle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Relazioni e povertà

Luca Tricarico ha spiegato in un articolo pubblicato per Labsus che nelle CER “l’energia non è considerata solo come un semplice bene economico o un fenomeno ecologico, ma anche e criticamente come una relazione sociale. Collaborazione e condivisione sono infatti i principi cardine di questo modello che mira ad accrescere il senso di comunità, lo sviluppo economico locale e la “democrazia energetica.

C’è poi la questione della lotta alla povertà.

Secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica, alla fine del 2021 la povertà energetica riguardava 2,2 milioni di famiglie, circa 125 mila famiglie in più rispetto al 2020; in termini percentuali il fenomeno colpiva l’8,5% delle famiglie italiane. Stiamo parlando di famiglie che non riescono a riscaldare o raffrescare la loro abitazione. E che, con le CER, potrebbero trovare un modo per migliorare la loro situazione.

I modelli finora emersi per coinvolgere le famiglie in difficoltà sono due. Il primo prevede il loro ingresso diretto nella CER, il secondo la creazione di un fondo per progetti sociali, alimentato da una parte degli incentivi ottenuti dalla CER.

Il primo è il caso della Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est, promossa da Legambiente Campania insieme alla Fondazione Famiglia di Maria e grazie al sostegno di Fondazione con il Sud. La CER, si legge sul sito di Legambiente, è “costituita da quaranta famiglie che, grazie alla realizzazione di un impianto fotovoltaico produrranno insieme energia, dividendo il ricavato come supporto concreto alla povertà energetica in uno dei quartieri più complessi di Napoli, San Giovanni a Teduccio”.

Il secondo caso, invece, è quello di Lecco, che abbiamo raccontato sulle pagine di Secondo Welfare. Il Comune ha avviato un processo per costituire una CER con diversi grandi attori del territorio. Gli aderenti, su proposta della giunta, devolveranno il 60% degli incentivi ottenuti a un fondo che sarà gestito dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese e che servirà proprio per combattere la povertà, soprattutto energetica, sul territorio.

I fondi e le difficoltà

Di CER, ormai, si parla da tempo. Ma i prossimi mesi sembrano cruciali per capire se davvero questo strumento dal potenziale così elevato si diffonderà nel nostro Paese.

Da un lato, infatti, il PNRR, ha stanziato 2,2 miliardi per “migliorare ed estendere la produzione di energia verde delle Comunità energetiche”, da spendere entro il 2026. Dall’altro, però, stando ai dati raccolti da Legambiente, su 100 CER mappate fino a giugno 2022, appena 16 sono riuscite ad arrivare a completare l’iter di attivazione presso il GSE e di queste solo 3 hanno ricevuto i primi incentivi statali.

Secondo il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, grazie alle risorse del PNRR potranno nascere tra le 15.000 e le 40.000 Comunità Energetiche Rinnovabili. Una forbice ampia, ma per Pichetto Fratin si tratterà comunque di “un numero molto elevato”.

Condividi su
Copyright © 2026 . Tutti i diritti riservati. Fondazione Lottomatica Credits
This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.